L’Urban Center, una sorta di agenzia pubblica che in molte grandi città, Londra, Parigi, New York, Chicago, Amsterdam, ha giocato un ruolo consistente nell’avvicinare gli abitanti e più in generale gli utenti della città ai temi della qualità urbana e dell’architettura, esiste a Torino da più di dieci anni. Le sue caratteristiche e il suo operare hanno spesso suscitato vivaci polemiche, ma ben pochi hanno nutrito finora dubbi sul fatto che la sua presenza e le sue potenzialità potessero costituire uno strumento di innovazione, utile a rilanciare il tema della città, soprattutto attraverso l’allargamento dell’accesso alle informazioni, la conoscenza del territorio e dei processi di trasformazione, il confronto delle opinioni.

Tant’è che tra i primi atti politici che hanno inaugurato la stagione della Giunta Appendino e a seguito di una interpellanza presentata da Eleonora Artesio, il 26/09/2016 fu approvata in Consiglio Comunale una mozione «per la istituzione di un organismo consultivo indipendente, impegnato all’approfondimento delle trasformazioni urbane e alla promozione del dibattito di cittadini, operatori, associazioni, in quelle trasformazioni coinvolti»; in sostanza una conferma, in chiave riveduta e corretta, della rilevanza dell’Urban Center nelle politiche urbane della Città. Nei mesi successivi, la questione U.C. rimane a lungo sepolta, o meglio travolta da altre questioni ben più impellenti e dal fisiologico processo di selezione degli obiettivi, delle strategie e delle risorse che anche il M5s, si è trovato a fare, come tutte le altre organizzazioni politiche che, in fase di assestamento, devono tenere insieme le energie rinnovatrici con la gestione corrente del potere.

Gli ultimi atti della vicenda, tenuti un po’ sottotraccia dagli organi di informazione – e piuttosto lontani dallo spirito e dai percorsi tracciati in quella mozione – riguardano la nascita di una nuova associazione denominata “Urban Lab” (val sempre la pena dare un segnale di discontinuità) che riunisce in sé il precedente U.C. ed altri organismi con finalità analoghe, istituiti nelle precedenti Amministrazioni, e che indica come attuali unici soci la Città di Torino e la Compagnia San Paolo. Lo statuto prevede una nuova e piuttosto ridondante struttura di gestione: L’Assemblea, il Presidente, il Consiglio Direttivo (con un proprio Direttore), oltre ad un accennato “Advisory Board”, ma di fatto l’associazione si dovrà avvalere di risorse molto più limitate a fronte di un campo operativo più vasto.

Dopodiché, succede che il 3 gennaio di questo nuovo anno, con fulminea sollecitudine, venga pubblicato sul sito web del Comune un avviso per la candidatura a Presidente dell’associazione Urban Lab, da presentarsi entro il 9 dello stesso mese. Il 7 di gennaio appare su la Stampa un articolo in cui la Compagnia di San Paolo esprime la propria sorpresa e indignazione per non essere stata informata. Palazzo Civico, con imbarazzata goffaggine mette una pezza, aggiungendo al testo del bando un codicillo in base al quale le domande potranno essere presentate fino al prossimo 23 gennaio, poi si vedrà.

Riassumendo: si confeziona un bando nel modo più sfacciatamente consueto con cui, nella tradizione burocratica dei nostri enti, vengono tenuti alla larga i candidati indesiderati (con buona pace della “terzietà”, parola d’ordine che aveva segnato la protesta contro l’uso auto-promozionale dell’Urban Center da parte della Giunta Fassino). Non ci si preoccupa di concordare l’iniziativa con l’unico partner che attualmente garantisce le risorse finanziarie necessarie all’attività di Urban Lab (e di molte altre cose). Si sceglie di dare il via alla costruzione della nuova associazione nominando per prima cosa un Presidente (mentre l’originaria mozione prevedeva l’allargamento del ventaglio di soci di rilevanza territoriale e istituzionale); Presidente che presumibilmente dovrà operare con l’ostilità della Compagnia di San Paolo e il vuoto sotto i piedi, dal momento che fintanto che non siano completate le nomine, nessun altro organo potrà condividere responsabilità e scelte. Viste le risorse disponibili e la situazione generale, il principale compito del Presidente sarà presumibilmente quello di tagliare tutto il tagliabile (vedi Torino Musei) e fare in modo che di Urban Center, o Lab che dir si voglia, non si senta più parlare per un bel po’, magari riuscendo anche a togliersi di torno la fastidiosa e inquieta cerchia di intellettuali impegnati che ne hanno fino ad ora sostenuto il ruolo e seguito le iniziative.

Franco Lattes – Esperto 2° commissione consiliare – Urbanistica

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