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Un futuro realmente partecipato per la Cavallerizza Reale

Contributo di Davide Derossi.

Mercoledì 17 febbraio nell’aula magna dell’UNITO si è svolto un incontro dal titolo “Verso il Masterplan alla Cavallerizza Reale – workshop di confronto tra Università e Città”. Durante l’incontro il Sindaco Piero Fassino insieme all’Assessore al Patrimonio Gianguido Passoni, hanno presentato al Rettore Gianmaria Ajani e ai docenti e studenti dell’Ateneo, lo stato di avanzamento del progetto di trasformazione della Cavallerizza.
Si è trattato della prima occasione di confronto pubblico da quando nel 2007 il complesso è stato acquisito dal Comune. Una occasione che purtroppo è stata comunicata in forma molto ridotta (e solo il giorno prima), e che non era diretta ai cittadini ed alle associazioni che negli ultimi due anni hanno salvato dalla vendita e dal degrado il complesso monumentale. Durante l’incontro al di là delle buone intenzioni dichiarate da Fassino, dichiarazioni che sembrano, da un lato, accantonare l’idea iniziale di una vendita per parti, e dall’altra, assicurare i cittadini circa la vocazione culturale e pubblica dell’intero comparto, la bozza del masterplan non è stata illustrata, né è stato chiarito come si intende finanziare il processo di trasformazione. Allo stesso modo non è stata fornita alcuna informazione sulla istruttoria aperta dall’Unesco e che dovrà chiarire la delicata questione dei vari passaggi di proprietà tra Demanio, Comune, Società di Cartolarizzazione e Cassa Depositi e Prestiti e che proprio per via dell’assetto proprietario potrebbe (come estrema conseguenza) far perdere il titolo di Patrimonio dell’Umanità.
Si è compreso solamente che il Comune intende assegnare la parte del Maneggio Reale al Teatro Stabile e che il modello che si intende perseguire sarà quello di un imprecisato quanto vago “distretto culturale”. Il programma del Comune prevede la partecipazione di diversi soggetti istituzionali (Teatro stabile, Accademia, Archivio di stato, Università, ecc.), che già hanno stipulato l’accordo di programma, non si comprende però in quale modo si intende far partecipare i cittadini e le associazioni esterne a questi soggetti.
Pur apprezzando le nuove intenzioni espresse bisogna segnalare la enorme difficoltà che questa Amministrazione incontra nel discutere realmente, in modo aperto e trasparente, le ipotesi messe in campo. Si è trattato di un “workshop” privo di contenuti da analizzare poiché ai partecipanti non è stata data un idea chiara del progetto in corso. Continua ad essere secretata una fase di ideazione e progettazione che invece avrebbe bisogno di essere apertamente discussa senza la paura di esplicitare i conflitti. Il futuro “distretto culturale” potrà realmente produrre “cultura” solo se saprà realizzarsi attraverso la dialettica e il confronto tra posizioni e opzioni alternative.
Soltanto così potrà essere un luogo realmente “plurale, inclusivo, democratico” e aperto, anche ai processi informali che in questi ultimi due anni hanno reso vivo il complesso.
Che si apra finalmente il confronto e si faccia vera cultura.

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