Sabato 28 e domenica 29 sono state sospese le aree di libero scambio, comprensibilmente per via Carcano data la prossimità al cimitero nella ricorrenza dei Santi, e ancor più per lo choc del grave fatto di sangue occorso il fine settimana precedente, ma canale Molassi? Le due aree sono unite dal destino del regolamento denominato il Barattolo, voluto dalla Giunta.

Sull’onda di proteste di alcuni residenti, in nome del decoro e della sicurezza, la Giunta prima tenta aree a rotazione, incontrando rifiuti ovunque, poi prova ad allontanare dagli occhi e dalla memoria queste attività. Giova ricordare che l’economia povera esiste, ci piaccia o meno, e le aree del Libero scambio erano nate proprio per governare situazioni che, lasciate a se stesse, sarebbero cadute in mano alle leggi dei più forti, anche criminali. Ma nessuno le vuole sotto gli occhi. Non vogliono a Vanchiglia perché (sentito dal comitato ricevuto in Prefettura e in Consiglio comunale) non è un territorio “tradizionalmente predisposto” a quelle attività, non vogliono a Barriera di Milano perché ha già troppi carichi, non vogliono al Balon perché, se non ci fossero i poveri, sarebbe una piccola Montmartre. Eppure il confine tra economia formale e informale è sempre stato sottile in certe zone della città, eppure perfino i Prefetti riconoscevano i “mercati degli stracci” come forma di sostentamento accettabile, eppure il fenomeno è presente in ogni grande città. Sabato siamo tornati ancora al Canale dei Molassi, per ricordare che lì si sono sempre sviluppate attività di confine, tra vendita e scambio, incroci di ceti sociali tra raccoglitori e collezionisti, storie di vita locali e incontri con nuovi arrivati.

Per noi lì può continuare perché non è degrado, è anche quella città, con i suoi squilibri, le sue diseguaglianze, gli stratagemmi della sopravvivenza e l’inventiva.

Eleonora Artesio, Torino in Comune

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