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Le Risposte di Chiara Appendino e Piero Fassino a Torino in Comune

Dopo avere inoltrato e condiviso con i due candidati sindaci i 4 punti programmatici di Torino in Comune, Chiara Appendino e Piero Fassino hanno risposto come leggete di seguito. Riportiamo integralmente il testo che hanno scritto e che ci è stato inviato giovedì 16 giugno. Torino in Comune conferma la propria decisione di non dare indicazioni di voto per il ballottaggio ma non rinuncia a lavorare per la città di Torino e per la sinistra e aver chiesto conto dei 4 punti ai candidati sindaco è uno dei primi passi.
Chiara Appendino risponde a Torino in Comune

Abbiamo letto con molto interesse il comunicato di Torino in Comune e i quattro punti programmatici. Per quanto riguarda l’istituzione di una commissione indipendente posso ricordare che questa proposta fa parte del nostro programma, perché riteniamo necessario valutare a quanto ammonti e come sia composto il debito della città. Sul tema del lavoro e, in particolare, dell’uso dei voucher anche noi abbiamo nel programma la previsione di un patto con tutti gli attori sociali per garantire i minimi salariali negli appalti della Città e delle sue partecipate. Il Comune non può generare poveri da lavoro, che poi ritornano ai servizi sociali della città.

L’urbanistica è stata la prima presentazione che abbiamo fatto perché vogliamo avviare uno sviluppo di Torino fondato in particolare sulla qualità della vita. I temi del recupero degli edifici e della riqualificazione energetica devono essere gli assi portanti delle scelte. Il terreno agricolo va tutelato e per questo siamo contro il consumo di suolo. Anche l’urban center deve diventare un luogo nel quale venga favorita la ricerca ed il confronto tra proposte e idee, uno spazio indipendente e libero al servizio della città. Nello stesso modo le trasformazioni urbanistiche devono avere al proprio centro non il grande complesso commerciale, ma aree e spazi per gli insediamenti produttivi. Infine per ciò che riguarda il rapporto con le Fondazioni Bancarie riteniamo che debba essere approvato un regolamento che lo renda trasparente. Abbiamo inoltre proposto l’introduzione del semestre bianco nelle nomine, affinché negli ultimi sei mesi di mandato queste non possano essere effettuate.

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Piero Fassino risponde a Torino in Comune

La rilevanza delle politiche sul debito è nota e condivisa, peraltro la riduzione del debito è stato un obiettivo conseguito con successo. Sul sito della città è pubblicato ogni dato utile su consistenza, tasso di interesse, contraente e tutti i dati dati sono disponibili e trasparenti e vengono sottoposti all’analisi di autorità preposte, interne ed esterne, oltre all’Università e ad organizzazioni indipendenti partecipate da migliaia di cittadini come Open Polis. Rinnoveremo la convenzione con l’Università degli Studi di Torino per la redazione annuale del Popular Financial Reporting pubblicato e diffuso ai cittadini di Torino, prima Città in Europa ad utilizzare questo strumento semplificato di rendicontazione. Individuare nella commissione consiliare competente, senza costi aggiuntivi, la sede per questo lavoro è possibile e la discussione può aprirsi al contributo di esperti del settore indicati anche dalla minoranza: il ricorso ad esperti esterni può essere utile per rafforzare le politiche di gestione del debito. Il nozionale dei contratti derivati si è dimezzato rispetto a 10 anni fa sia grazie alla riduzione del debito che ad alcune estinzioni. Questo impegno proseguirà fino alla completa neutralizzazione dei contratti stessi.

La lotta al lavoro povero è una priorità condivisa e intendiamo promuovere un’intesa con tutti gli attori sindacali e di impresa per una gestione corretta e legale dei voucher. Quanto alle retribuzioni dei dipendenti comunali, opereremo perché le progressioni di carriera e salario accessorio compensino il blocco contrattuale che, come Anci, stiamo impegnati a rimuovere. Vale la pena di ricordare che, entri i vincoli imposti dalla legge, la Città continua ad assumere. Cento persone con disabilità verranno assunte nel prossimo quinquennio: nuovi dipendenti comunali a tempo indeterminato che andranno ad aggiungersi ai 550 già oggi in servizio. Sono, inoltre, in corso di pubblicazione i bandi per l’inserimento in ruolo di tecnici del verde pubblico, operatori socio sanitari e assistenti bagnanti. A fine 2015, invece, sono stati assunti a tempo indeterminato più di 100 lavoratori nel settore educativo, a testimonianza di quanto sia centrale per la Città il tema dell’educazione. In questi anni, inoltre, abbiamo rimodulato il rapporto tra dirigenti e dipendenti che è passato da 1 a 61 a 1 a 83, i dirigenti a contratto sono passati da 27 a 7 (con una riduzione del 74%) e i risparmi prodotti da questa riorganizzazione hanno consentito di liberare risorse per politiche di sostegno al salario dei dipendenti. Per quanto riguarda il lavoro indiretto continua l’impegno nell’applicazione del regolamento 307 per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Abbiamo inoltre sottoscritto il primo giugno un accordo quadro con Cgil, Cisl e Uil sulla qualità del lavoro negli appalti, in cui il principio voucher free è riconosciuto e il principio della tutela del salario dei lavoratori mediante l’applicazione del contratto collettivo nazionale di riferimento è affermato chiaramente. L’accordo citato è l’inizio di un percorso che va proseguito nelle sedi istituzionali per consentire all’area metropolitana torinese di divenire l’area territoriale del lavoro voucher free.

In tema di diritto alla casa intendiamo accelerare il processo di recupero degli alloggi che si rendono liberi, incentivare e riconoscere l’auto costruzione e manutenzione, oltre al rafforzamento dell’offerta di case a basso costo implementando il reinvestimento in nuovi alloggi tramite il meccanismo della variante prg n.37. Lavoreremo per il rafforzamento di Locare, l’agenzia della città che ha consentito di prevenire gli sfratti per finita locazione e morosità incolpevole e il rifinanziamento del fondo salva sfratti. La trasformazione urbana di Torino di questi vent’anni si è basata su politiche di riuso di siti industriali dismessi senza consumo di suolo. E ha permesso di trasformare la città favorendo l’allocazione di nuove attività e nuove vocazioni. Vale la pena di ricordare che ogni trasformazione di aree industriali dismesse ha consentito di destinare il 50% della superficie a verde e spazi pubblici. E’ fondamentale per il futuro agire al fine di attivare, sia sul piano nazionale che regionale, risorse pubbliche finalizzate a cofinanziare gli oneri di trasformazione, soprattutto quelli ambientali che in molti casi, nelle condizioni di mercato immobiliare attuali della città, rendono impossibile dal punto di vista economico la trasformazione urbana. Un nuovo modello di trasformazione che vede nella partnership tra pubblico e privato il paradigma della riconversione degli spazi dismessi e che destina le risorse pubbliche disponibili alla prioritaria cura dello spazio pubblico esistente, alla costruzione di nuovi hub culturali e di nuovi spazi produttivi capaci di rispondere alla domanda di lavoro in città. In questo quadro l’Urban Center può svolgere un ruolo fondamentale nell’attivare processi di partecipazione democratica diffusa sul territorio, non solo per gli addetti ai lavori ma anche per i cittadini in senso più largo. Ed è intenzione della nostra amministrazione l’introduzione di forme di “debat publique” per la realizzazione delle grandi opere.

Nelle politiche di welfare gli elementi determinanti sono due: il consolidamento dei servizi esistenti senza arretramenti e il monitoraggio delle nuove povertà per rendere gli strumenti esistenti, o i nuovi eventualmente creati in grado di incidere positivamente sulla qualità della vita dei nostri cittadini. In questo modello l’uso di risorse solo direttamente pubbliche rischia di non essere sufficiente, specialmente in una congiuntura economica negativa. Peraltro il sistema di welfare torinese è ampiamente fondato sul riconoscimento della “sussidiarietà sociale” e sul ruolo attivo di impresa sociale, terzo settore e volontariato. La Città rivendica con determinazione la guida e la progettualità in materia di welfare, aprendosi ad una nuova fase di co-progettazione dei servizi, anche con il privato sociale, che diversamente rischia di dover sopperire passivamente alle emergenze. La prima politica di welfare resta e resterà sempre la capacità di creare lavoro. In quest’ultimo anno si intravedono i primi segnali di crescita dell’economia torinese: una crescita che va sostenuta perché si tramuti in buona occupazione. dobbiamo sostenere questa crescita e fare in modo che questa si tramuti in buona occupazione. Negli ultimi cinque anni le risorse destinate al welfare sono rimaste invariate (con il notevole impegno di 270 milioni di euro) nonostante i tagli agli enti locali operati dagli enti sovraordinati. La Città ha investito più di 30 milioni di euro per il sostegno al reddito delle persone in difficoltà, che diventeranno 46 milioni nei prossimi 5 anni grazie ai finanziamenti ricevuti da Pon Inclusione e Pon Metro.

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