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Fassino ha fallito, vi spiego il progetto di Torino in Comune

Intervista di Paolo Griseri comparsa su Repubblica online online del 4 novembre 2015.

 

La giunta Fassino “ha fallito il suo compito”. La forbice tra le due Torino, quella benestante e quella sempre più povera, si è allargata. E’ invece “necessario lanciare un progetto comune, in grado di ricucire lo strappo”. Più che un’analisi, un manifesto politico quello di Giorgio Airaudo, parlamentare di Sel, candidato in pectore a rappresentare la “cosa” della sinistra alle prossime elezioni comunali.

Airaudo, c’è una data per far partire la sua candidatura?
“C’è una data per decidere. In queste settimane ho ricevuto diverse sollecitazioni. Persone che mi dicono:’Potresti provare tu a unire la sinistra a Torino’. E’ un progetto che mi interessa. Ma bisogna verificare se è un progetto fattibile”.

Come pensa di verificarlo?
“Con un metodo semplice: dando appuntamento il 14 novembre a tutti coloro che in queste settimane mi hanno proposto la nascita di una candidatura. Ci incontreremo: se siamo a sufficienza e sufficentemente uniti, potremo cominciare tutti insieme”.

E se sarete pochi?
“Se saremo in cinquanta, ci stringeremo la mano, ci berremo un buon bicchiere di vino e torneremo a casa. Non si apre una fase politica nuova per fare testimonianza”.

Vi candiderete per vincere?
“Certo. Questa è la lezione che mi hanno insegnato gli operai torinesi: non si annuncia uno sciopero quando si sa di essere un’infima minoranza”.

Ohibò, a chi si riferisce?
“A nessuno in particolare. L’ho detta e basta”.

Bene. Immaginiamo che il 14 novembre possiate risparmiare sul vino perché siete tanti. Che cosa direte ai torinesi?
“Diremo che la giunta Fassino ha fallito. Che non è riuscita a tenere insieme le due Torino, quella povera e quella ricca. Che ci siano due città sempre più divaricate non lo diciamo solo noi. Lo dicono la Caritas e il vescovo. Fassino ha lavorato sodo in questi anni ma più di tanto da quel modello non si poteva ottenere”.

Scusi ma nella giunta Fassino c’è anche Sel. Anche voi avete fallito?
“Abbiamo tentato tutti quanti di spremere il più possibile da un vecchio modo di fare politica, sempre più lontano dai bisogni delle persone e sempre più religiosamente rispettoso dei giochi di apparato”.

Non è sempre stato così?
“No. Un tempo i partiti servivano da tramite tra la società e le istituzioni. Nel vecchio Pci, che ho frequentato anch’io in via Chiesa della Salute, se un gruppo di operai o di commercianti protestava su una delibera interveniva l’assessore o direttamente il sindaco. Perché il partito era un orecchio sociale”.

Oggi non è più così?
“Oggi i partiti sono lobby di apparato. Tu poni il problema dell’ingiustizia sociale e della povertà e quel simpatico guascone di Portas pensa di risolverla proponendoti una poltrona da vicesindaco. I caminetti, i salotti buoni, gli apparati: vecchia ferraglia che sta soffocando la città”.

A quali apparati si riferisce?
“Il renzismo ha fatto miracoli. Era partito promettendo una grande operazione di rottamazione e ha finito per produrre un gigantesco riciclaggio. Molti, per evitare di essere rottamati, si sono velocemente riciclati come renziani. E in questa città abbiamo illustri esempi”.

La forbice tra ricchi e poveri non è una conseguenza della crisi?
“Certo. Ma il compito della sinistra è quello di lavorare per ridurre le diseguaglianze. E di farlo proponendo una soluzione comune. Per le scappatoie individuali la destra basta e avanza”.

E la giunta Fassino questo non lo ha fatto?
“Si è visto in questi anni che non poteva farlo. Il pur lodevole tentativo di Fassino è fallito. Perché ci sarebbero voluti meno vincoli per non accontentarsi della narrazione secondo cui turismo e cultura possono essere sostitutivi dell’occupazione manifatturiera”.

Chi ha messo quei vincoli?
“C’è un quadro di alleanze nazionali che li ha posti. Renzi governa con due destre, quella di Alfano e quella di Verdini. Quello è il suo blocco sociale di riferimento”.

La Ganga obietta che Torino non è Roma e che le allenze nazionali non sono per forza quelle torinesi..
“Ho letto. Ma in questo sbaglia. C’è bisogno di una politica che non abbia paura di dire dei no se servono a difendere le fasce deboli”.

Ha un modello in testa?
“Certo, quello di Ada Colau, nuovo sindaco di Barcellona che ha vinto le elezioni con un programma di lotta alla disoccupazione e blocco degli sfratti”.
La lista della signora Colau si chiama “Barcelona en comu”. Quella di Airaudo, potrebbe chiamarsi “Progetto Comune”.

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