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“Ci sono troppi poveri e sfrattati”

Il racconto di Beppe Minello del 15 novembre 2015 comparsa su La Stampa.

Airaudo in campo: “Questi problemi si risolvono, non dire che non ci sono i soldi”.

Slogan che anche un navigato politico come Piero Fassino subirà come uno schiaffo: «Il centrosinistra non è riuscito a tenere insieme questa città». Una litania di problemi irrisolti, dalla cultura riservata alle élite alla raccolta differenziata rimasta al palo passando per l’emergenza sfratti e l’inquinamento, come se in questi ultimi anni Palazzo Civico non fosse stato amministrato anche da Sel, il partito principale dello schieramento che candiderà l’ex-sindacalista Fiom Giorgio Airaudo alla carica di sindaco.

PRANZO ALLA «VETRERIA»
Una scelta non indolore, ché non pochi esponenti di Sel si sono tirati fuori dalla nuova avventura politica. Ma ciò che è andato in scena ieri a mezzogiorno nel pittoresco loft di corso Regina Margherita 27 dove un tempo c’era una vetreria che ha dato il nome al locale di oggi di cucina popolare, è ormai qualcosa di diverso e certamente più importante delle beghe di palazzo che hanno comunque costellato la lunga coabitazione fra Sel e gli alleati Pd e Moderati. È il tentativo di «stringere attorno al candidato Airaudo non solo un partito ma chi si riconosce nella storia della Fiom, chi combatte la Tav, chi ha condotte le tante battaglie civili e sociali a Torino e in Parlamento» ha scandito un Marco Revelli di «Europa per Tsipras» particolarmente in palla e a nome di tutti – fatto da ascrivere alla categoria dei miracoli – i partiti, gruppi e movimenti accorsi all’«assemblea conviviale» voluta da Airaudo. Cioè, Rifondazione comunista con i segretari Locatelli e De Ruggiero, Federico Dolce di «Possibile», «Futuro a sinistra», i «Comunisti italiani» e l’attenzione di tutti rivolta al nuovo gruppo parlamentare di «Sinistra italiana»: «Finalmente» ha commentato ancora Revelli il quale, solo un paio d’anni fa, firmava il libro «Finale di partito» e ieri s’è corretto: «Viviamo tempi che richiedono a ognuno di rivedere le proprie certezze e di aprirsi, contaminandosi con gli altri».

LE VITTIME DI PARIGI
Un intervento preceduto da un momento di raccoglimento per la strage di Parigi anch’essa diventata oggetto di battaglia politica: «La guerra che abbiamo alimentato ci rimbalza dentro, e quanto accaduto ci dice che serve una forza politica chiara e determinata per i diritti e la democrazia, che parli di pace a tutti: una sinistra vera». Ad acclamare Giorgio Airaudo sono arrivati alle «Vetrerie» almeno 500 persone: «I posti a sedere sono 300 più quelli in piedi…» calcolava Marco Grimaldi, consigliere regionale di Sel e uno dei «motori» della «macchina» messa in pista da Giorgio Airaudo. Il quale ieri si dev’essere sentito a casa. Tra il pubblico la presenza più massiccia era quella sindacale, della sinistra sindacale, dalla Fiom con Bellono e Vittorio De Martino alla Cgil con segretari come Stacchini, Passarino, Zangrossi e Soffietto, Matrino della scuola, e altri ancora. C’era la sociologa Chiara Saraceno, i docenti Gastone Cottino e Elisabetta Forni , ex assessori come Eleonora Artesio e Barbara Tibaldi, esponenti della chiesa valdese, lavoratori della Michelin di Fossano.

A tutti loro Airaudo, che ha negato qualsiasi accordo con i grillini in un eventuale ballottaggio («Corriamo per vincere») e promesso di voler incontrare quanti più torinesi possibile per elaborare un programma da presentare prima di Natale («Sarà il regalo a Torino»), ha spiegato che «non va bene ci siano 120 mila torinesi aiutati dal Banco alimentare» ed «enormi spazi abbandonati e tanti sfrattati: la sinistra questi problemi deve risolverli non dire che non si può e che non ci sono soldi».

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